Patrick Ness, Kate Atkinson all’Edinburgh International Book Festival 2013 (appunti)

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(I giardini di Charlotte Square a Edimburgo; il festival di svolge nei teatri e nelle strutture sparse lungo tutto il suo perimetro.)

(Questo post è già stato pubblicato, in una versione leggermente diversa, su YA e dintorni.)

Prima cosa: non mi dilungo su quanto il Book Festival sia bello e ben organizzato, non ce n’è bisogno. Dico solo: se avete l’occasione andateci, anche all’ultimo momento, il biglietto per qualche evento si trova sempre, nelle librerie ci si perde e i giardini di Charlotte Square sono fantastici. (Attenzione: è anche pieno di bambini e di attori mascherati da pupazzi o addirittura da Babbo Natale in pieno agosto. Terrificante, e importante da sapere.)

Nei pochi giorni che ho passato a Edimburgo ho avuto la possibilità di seguire alcuni eventi, tra cui quelli di Patrick Ness e di Kate Atkinson, per i quali ho preso degli appunti che ora uso per scrivere questo post.
Ho cercato di ricostruire quanto detto seguendo un ordine cronologico, ma siccome molti argomenti sono stati trattati in momenti diversi mi sono ritrovata ad accorpare qualcosa per chiarezza. Spero risulti una lettura gradevole.

Patrick Ness: Fantastic Fiction (Guardian Spiegeltent, 10 agosto)

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(In questa foto terrificante, Patrick Ness è quello a sinistra.)

(Pare che una settimana dopo questo evento Patrick Ness si sia sposato. E lui lì non ha minimamente menzionato la cosa. Che sorprese.)

13638462Si è parlato naturalmente del suo ultimo libro per adulti, The Crane Wife. Mentre ero in fila per entrare ho visto una ragazza con More Than This (il suo prossimo libro per ragazzi) in mano e mi sono illusa per un momento che potesse essere in vendita, in esclusiva per l’EIBF, con un mesetto di anticipo, ma ovviamente mi sbagliavo (ARC). Lo dico perché a The Crane Wife non sono molto interessata (disinteresse riconfermato anche dalla lettura dal libro durante l’evento), mentre More Than This mi dà l’idea di essere una specie di erede de I fratelli Cuordileone di Astrid Lindgren e quindi per ovvie ragioni lo voglio ora.
Ma tornando all’evento, ehm.
Dopo la lettura del brano in cui il protagonista di The Crane Wife, ancora senza nome, salva una gru ferita, è cominciata l’intervista col moderatore, non solo sul libro ma anche sul processo di creazione e sul rapporto col fantastico.
Quanto alla lettura, preciso che no, non mi ha sorpreso per contenuto o stile, ma Ness è davvero un lettore molto disinvolto, capace di riprendersi dopo essere rimasto inceppato e anche di aprire parentesi di vari gradi di umorismo nel mezzo della lettura (senza strafare). Per chi lo segue su Twitter: sì, dal vivo è proprio come su Twitter.

Sulla scelta di scrivere, stavolta, un libro per adulti, ha dichiarato che non si è mai posto il problema, scrive quello che sente di scrivere. “Asking for permission is a terrible thing,” ha detto, e che è importantissimo scrivere ciò che si vuole. (Ha ricordato anche che prima del successo di Chaos Walking aveva già pubblicato un altro libro per adulti, e uno di poesie mi pare, che nessuno si è filato a parte amici e parenti.)

The Crane Wife è stato ispirato, oltre che dalla fiaba giapponese, dalla canzone dei Decemberists che porta lo stesso nome, ma Ness ha aggiunto che solo quell’idea non sarebbe bastata per farne un romanzo. Un’idea da sola non basta: quando ne ha una che trova particolarmente buona o interessante la lascia da parte fino a quando non le si attaccano addosso altre idee, fino a dar forma al romanzo.
Per quanto riguarda la canzone The Crane Wife, dice che il suo romanzo non è tanto un retelling, ma cerca di riprodurre il modo in cui quella canzone lo fa sentire.

Naturalmente rimane l’interesse per l’esplorazione di uno dei punti principali della fiaba, la natura e le conseguenze di un atto di gentilezza da parte di un uomo. Inoltre un’altra cosa che trova interessante è di come la storia di una persona possa cambiare non tanto per un’esperienza vissuta, ma per un’esperienza osservata (ha raccontato qui di un avvenimento dell’infanzia del protagonista, che è anche un avvenimento della sua infanzia, dell’esser stato investito da una macchina mentre stava attraversando una strada con suo fratello; si è detto: questo è un ricordo per me indelebile, ma sarà stato lo stesso per le persone ai margini della strada, che hanno osservato non potendo intervenire?).
Allo stesso tempo, non essendo interessato particolarmente all’esplorazione dell’avidità materiale (altro tema della fiaba), ha deciso di flettere il tema su quello che avrebbe potuto desiderare il suo personaggio (un “decent guy”), e quindi ha deciso di parlare di avidità di conoscenza, soprattutto conoscenza dell’altro: George vuole sapere di più della donna amata, e vuole sapere se anche lei lo ama (è per questo che “love is terrifying”, ha detto).
Un altro dei temi del romanzo è capire quando un uomo diventa un uomo (il protagonista della storia viene lasciato/ignorato perché non uomo abbastanza), la differenza e il passaggio da “boy” a “guy” e da “guy” a “man”. (Questo è uno dei punti per cui il libro è stato maggiormente criticato dalla book community: pare sostenere la parte di quelli che dicono, siccome sono un “nice guy”, un “decent guy” devo essere preso in considerazione, le donne devono prendermi in considerazione; non avendo letto il libro non posso dire molto a riguardo.)

Patrick Ness ha detto che non pianifica i suoi romanzi, o se pianifica pianifica molto poco. Quello che fa di solito è partire non tanto dalla prima riga (“quella è facile”) ma dall’ultima, o dalle ultime parole.
I suoi personaggi, contrariamente a quello che succede a molti altri scrittori a sentire le loro interviste, non agiscono da soli.
Ma il plot è importante, anche nella narrativa realistica, checché ne dicano gli altri.
Non è interessato a bilanciare elementi magici e elementi realistici, pensa che alla fine i romanzi non sono altro che mondi fatti di parole e quindi è tutto inventato, sia la parte realistica che quella non realistica; non è interessato al fatto che il lettore si senta alienato, pensa che scrivendo ciò che vuole e avendo fiducia nella sua scrittura sarà in grado di comunicare col lettore nonostante tutto. Questo è uno dei motivi per cui non scrive su commissione (non sentirebbe le storie abbastanza sue).
Allo stesso modo non lavora intenzionalmente per commuovere o manipolare emozionalmente il lettore. (Questo eventualmente anche in risposta a chi diceva che la sua scrittura in Chaos Walking era manipolatrice?)

Sono state molto apprezzate le sue metafore (oltre al suo stile in generale), e lui ha risposto che per trovare una metafora che funzioni, oltre all’originalità cerca qualcosa che lo faccia ridere. Pone grande importanza nella risata perché è convinto che la gente sia divertente, anche quando si trova in brutte situazioni, e che le brutte situazioni stesse possano essere divertenti. (“I funerali possono essere divertenti.”)

Ha poi risposto ad alcune domande del pubblico.
Sulla solita questione della narrativa di genere contro la narrativa letteraria, o meglio sulla questione della narrativa speculativa contro quella realistica, ha ribadito l’idea dei libri come mondi fatti di parole (la parte “realistica” è inventata tanto quanto quella magica, appunto) ma ha frenato la volontà di alcuni lettori di dire che la speculative fiction possa essere in qualche modo superiore a quella realistica. Ha detto di star leggendo NW di Zadie Smith e di esserne entusiasta.

I dialoghi sono fondamentali per capire i personaggi, e i nomi sono importantissimi, anche se il legame che hanno con i personaggi è mistico e quindi non facilmente comprensibile.

Quanto alle copertine dei suoi libri, ha detto di tenere tantissimo alla loro realizzazione. Lo stesso vale per la cura nelle edizioni in generale. Ha raccontato di come l’edizione non illustrata di A Monster Calls sia stata creata appositamente su richiesta di una catena di supermercati che non credeva che i suoi clienti fossero interessati a comprare un libro con le illustrazioni, ma lui sente che così il libro è un altro libro, e non ha amato la cosa, nonostante sia contento se in questo modo il libro può comunque finire in mano a un lettore.
Ha inoltre aggiunto che ha visto da poco la copertina americana di The Crane Wife, creata da Su Blackwell (quella delle sculture coi libri) e che l’ha trovata bellissima. (Adesso aspettiamo di vederla anche noi!)

Impressioni in generale: lui è davvero molto simpatico (di nuovo: è proprio come su Twitter, con la battuta sempre pronta e tutto), ma se la crede molto ed è anche cosciente della cosa. Da qui cerca di mettere le mani avanti e prendersi il meno sul serio possibile ma non è che riesca sempre. 🙂

E questo è tutto per Patrick Ness. (Il book signing è iniziato subito dopo ma non mi sono potuta fermare perché cominciava l’evento di Kate Atkinson, e lì non ti fanno davvero entrare se arrivi in ritardo.)

Kate Atkinson: Death After Death (Baillie Gifford Main Theatre, 10 agosto)

Kate Atkinson non ha apprezzato il titolo dell’evento e non ha avuto problemi a dirlo alla moderatrice e alla platea, affermandosi subito come quella che non le manda a dire, e imprimendomi subito addosso il terrore delle English ladies. E lei è proprio una English lady fatta e finita, coi capelli biondi legati e gli occhiali e tutto il resto, davvero, per un momento ho avuto paura. (Poi a terrorizzarmi veramente è stata A.L. Kennedy, ma questa è un’altra storia.)

life-after-life-coverAscoltarla parlare di Life After Life è stato curioso perché ha infranto un po’ delle idee che mi ero fatta durante la lettura. La prima domanda: perché il fascino per il Blitz? E lei ha spiegato che essendo nata in un momento in cui tutti ricordavano la guerra ma nessuno ne voleva parlare (’51), questo romanzo è stato, per lei, un modo per esplorare quel periodo e cercare di ricrearlo nella propria memoria (in tanti modi diversi, seguendo le diverse vite di Ursula), anche andando incontro a tante “horror stories” che rischierebbero di bloccare qualunque autore.
(Il Blitz è effettivamente il punto centrale del romanzo, secondo la Atkinson; leggendolo col gruppo di lettura abbiamo dato più importanza all’aspetto speculativo, invece, trovando invece la parte sulla Seconda Guerra Mondiale un po’ di ostacolo alla fruizione del romanzo – parlo per me almeno -. Questo mi ha fatto pensare a come il marketing sia riuscito a distorcere le cose; chissà che effetto avrebbe avuto se fossimo partite dalla premessa di un libro sulla guerra, prima che di un libro sulle vite multiple.)
La conversazione si è quindi spostata sulla nozione di coraggio e su cosa significa essere degli eroi, e di come il libro presenti tante persone che sono buone e che hanno modi diversi di esserlo.

Rispetto alla conversazione con Patrick Ness mi sembra si sia parlato molto più del romanzo nei suoi dettagli; Kate Atkinson ha detto che per lei in questo romanzo nulla è spoiler proprio perché alla fine di ogni vita ne comincia una nuova e le cose cambiano, e quindi non si è fatta problemi nel parlare degli avvenimenti all’interno della trama, e se ne è parlato un sacco. (Ma per chi è molto sensibile a questo tipo di informazioni, saltate quanto segue! La fine degli spoiler è segnata in corsivo.)

Kate Atkinson ha spiegato che l’idea di far vivere Ursula in Germania in una delle sue vite era presente sin dall’inizio, non solo per spiegare il carisma di Hitler ma soprattutto per farle vivere la stessa situazione che avrebbe vissuto in Inghilterra, ma in condizioni ancora peggiori. Per questo le cose poi sono diverse, e Ursula ne riesce più saggia e più forte, ma anche più cinica. (Stesso dicasi per l’episodio di Belgravia e il disastroso matrimonio che segue: dopo questa vita, per quanto inconsciamente, Ursula dice “mai più”, e per questo non si lascia più preoccupare dalle sue relazioni con gli uomini).
Il libro cerca di esplorare l’importanza di essere se stessi, e nonostante il rincorrersi di vite anche quanto è importante onorare le vite degli altri. Miss Woolf è venuta spesso fuori nella conversazione, come esempio di compasso morale nella storia e anche come esempio di eroismo.

La vita di Ursula in Germania è anche un passo ulteriore, nel libro, nella celebrazione della Englishness. Un’osservazione della moderatrice che la Atkinson ha confermato.
La Atkinson anche spiegato che l’importanza data ai cani all’interno del libro è tutta dovuta all’importanza che cani (e gatti!) hanno effettivamente nella vita delle persone.
Quanto a Fox Corner, è il luogo che Ursula idealizza, e al quale ritorna sempre (ovviamente!) ma che non riesce mai più a ricreare nella sua vita adulta.
La fine effettivamente non esiste, il ciclo delle vite si ripete all’infinito.

Riguardo alla discussione sul libro ci sono delle cose che ho tagliato perché erano più considerazioni della moderatrice che dell’autrice. In ogni caso si è parlato di come il cast del libro sia in gran parte femminile, e di come nel libro siano presenti le nozioni di “second sight”, “sixth sense” e “deja vu”.
Un lettore ha chiesto se oltre a Ursula altri personaggi fossero consci del ripetersi degli eventi; la Atkinson ha risposto che no, i personaggi non ne sono consci, anche se di vita in vita possono cambiare.
In risposta a una domanda del pubblico Kate Atkinson ha detto di essersi ispirata davvero a Groundhog Day.

(Fine degli spoiler, se sono spoiler.)

Sulla scrittura. La scelta di dare a Ursula numerose vite ha semplificato la strutturazione del romanzo e dunque la sua scrittura: la Atkinson dice di avere problemi con la pianificazione del plot, e che quindi avere una struttura fissa dentro la quale lavorare è di grande aiuto.
Di contro pianificare il plot dei romanzi di Jackson Brodie (la sua serie di gialli) è molto più complesso, e dice che le ci vorrà un gran coraggio per mettersi a scrivere un nuovo giallo.
Vede la struttura dei romanzi come delle forme fisiche: per il giallo un punto fermo attorno al quale gira tutto il resto, per Life After Life una lunga linea ondulata.

In generale comunque mi ha dato l’idea che sebbene abbia lavorato molto su Life After Life ci sono dei fili che rimangono sciolti e che non hanno necessariamente una risposta definita.

Ha anche fatto altri commenti su Jackson Brodie e la miniserie televisiva che ne è stata tratta: ha fatto capire di non essere molto soddisfatta delle trasposizioni, perché avrebbe preferito che gli episodi fossero degli standalone come i libri mentre per la miniserie si è optato per una struttura più serializzata. Trova molto affascinante Jason Isaacs (tutti a fare domande su Jason Isaacs! e ci credo), ma ha bisogno di toglierselo dalla testa e pensare al “suo” Jackson Brodie per riuscire a scriverlo.
Ha anche ritenuto un complimento il fatto che un lettore le abbia detto che ha cominciato a leggere il primo di Jackson Brodie non sapendo niente e si è accorto solo a metà romanzo di star leggendo un giallo. Ha ringraziato i lettori dei suoi romanzi letterari per averla seguita anche nelle sue detective stories.

(Kate Atkinson al book signing.)

(Kate Atkinson al book signing.)

Life After Life uscirà in italiano l’anno prossimo (immagino sempre per Einaudi, lei mi ha detto solo “my Italian publisher”). (Faccia a faccia è molto carina e gentile! Ma è comunque una figura che incute timore. Voglio dire, non me la metterei contro per nessuna ragione al mondo.)

E anche per questo evento è tutto; in mancanza di altri appunti tanto dettagliati spero di riuscire a mettere su un post con foto e considerazioni sparse. Nel frattempo, una buona giornata di chiusura dell’EIBF a tutti, e via al complotto per tornarci per le prossime edizioni. 😉

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2 thoughts on “Patrick Ness, Kate Atkinson all’Edinburgh International Book Festival 2013 (appunti)

  1. Sembra interessantissimo Life after Life!
    Comunque si vede che è una English Lady di ferro perchè nella foto sembra una maestra in procinto di riprendere gli alunni (le persone in fila per il signing) dicendo “Keep silent and queue, please”.
    Dev’essere stato davvero un gran bell’evento a giudicare dal tuo post, speriamo di riuscire ad andare qualche anno!

    • Life After Life: è un bel libro, anche se non perfettamente riuscito (questo però sempre dall’ottica di chi l’ha letto pensando più all’sf che alla guerra). Ho l’idea che alla fine i suoi romanzi gialli siano molto più gratificanti, più solidi (ma intanto sul comodino ho – letteralmente! ho proprio la copia cartacea! – il suo letterario Emotionally Weird, vediamo).
      Quando ai festival, voglio sicuramente tornare a Edinburgo! (Anche per il Fringe, dove bisogna arrivare più preparati.) Mi hanno detto molto bene anche dell’Hay Festival però (che apparentemente è una cosa molto più grande), che ne dici, un giretto in Galles? (… lasciamo stare, fosse per me partirei anche per Mantova, ma che scusa mi invento?)

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